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lunedì 31 maggio 2010
Arte e scalpore: da Michelangelo a Gormley

domenica 30 maggio 2010
Al via il countdown per Eclipse

Manca un mese esatto al debutto cinematografico del terzo capitolo della più famosa saga di vampiri. A partire da mercoledì 30 giugno, i TwiHard potranno finalmente vedere Eclipse; infatti il sequel di Twilight e New Moon è uno dei film più attesi dell’estate ( pellicole basate sulla quadrilogia dell’autrice Stephenie Meyer). La protagonista, Bella, dopo essere tornata a Forks con il suo vampire-boy Edward, deve affrontare la scelta tra lui e il suo migliore amico licantropo Jacob Black. La decisione viene resa sempre più difficile a causa dell'incombente minaccia di Victoria, la vampira nomade che vuole vendicare la morte del compagno James, ucciso dai Cullen in Twilight. Nel frattempo, a Seattle, una serie di misteriosi omicidi sta diffondendo la paura di un nuovo serial killer …
La trasposizione cinematografica è stata affidata a David Slade. Questa volta però sembra che film sarà anche consigliato alla visione di un pubblico maschile: come afferma uno dei protagonisti Taylor Lautner, alias Jacob Black «il terzo regista ha dato alla pellicola un tocco più dinamico, cool ma anche più... dark». La cosa non suoni strana: David Slade, uno che di oscurità ne ha vista e ne ha mostrata tanta, ha diretto 30 Giorni di buio, horror vampiresco ambientato nella notte infinita dell'Alaska. Staremo a vedere se il numero dei TwiHard di sesso maschile aumenterà con Eclipse...
Dopo l’uscita di numerosi spot e stills, i “twilighters” e non sono pronti a gustarsi il penultimo capitolo della Twilight Saga. C’è chi inizia a fare il conto alla rovescia per Breaking Dawn, l’ultimo romanzo della saga, la cui uscita nelle sale cinematografiche è prevista per il 18 novembre 2011. Beh … Non sarà troppo presto per l’ultimo countdown?!
Jessica Caruso
sabato 29 maggio 2010
What a mess Mr. President!

“The National Enquirer” claims we have another adulterous American politician: the brand new USA President, Barack Obama. According to the tabloid, Obama would have betrayed his wife Michelle with a collaborator during the election campaign, in 2004. This first, juicy gossip comes out in these days, two years after the elections, but rumors say that everybody at the White House already knew about it. According to some anonymous sources, Michelle Obama was already complaining, six years ago, about the supposed too close friendship between his charming husband and Vera Baker, his "Finance Director" for the ’04 Senate campaign. But then the young woman had suddenly been transferred to work at the Caribbean, on the island of Martinique, away from the brown, deep and, as they say, heart-sized eyes of the USA President. But this wouldn’t be the first time that a politician is stricken by a sexual scandal: let's just go back to the days before Bill Clinton was elected president. Does anybody remember the 60 Minute piece that saved his election chances? Everybody knew his marriage wasn't perfect, and all suspected Billy had been a bad boy; however, 60 Minutes magically made the Clinton marriage look good enough to Americans that Clinton's managed to get over the hump. Of course later on, we all would discover Clinton had been a very naughty president with the young and attractive Monica Lewinsky, but this is another story. Today, as in Clinton’s days, there have already been rumors of Obama's sexual habits and we all have seen the pictures of Obama early in his presidency getting caught staring at a butt of an attractive woman, one who turned out to be only 16 years, but let’s face the facts: who would care about the adultery of a black, handsome American man if he wouldn’t be the USA President? And how his sexual behavior had influenced his presidency? No answers? Then, I think that an old, little and, above all, already over flirt like this shouldn’t be sold us as an unforgivable sin, at least unless it doesn’t involve its way of leading the Country.
Written by Gabriella Sciarrone
Spagna: eseguito il primo trapianto facciale integrale.

Barcellona – Presso l’ospedale di Vall d’Hebron, un equipe spagnola, composta da 30 specialisti, ha portato a termine con successo il primo trapianto integrale del volto. Il paziente, un ragazzo spagnolo, 5 anni fa subì un gravissimo incidente, riportando forti e profonde deformazioni del viso. Nonostante le 9 operazioni di chirurgia plastica, a cui si era sottoposto durante questi anni per ripristinare le funzioni primarie e di base, il giovane riportava ancora un notevole impedimento nel respirare con naso e bocca e nel deglutire e parlare. Così non riscontrando nei vari interventi, miglioramenti, è stato costretto a subire questa nuova, rischiosa e dolorosa ma inevitabile operazione, viste le sue precarie condizioni di vita; difatti egli nel corso di questi lunghi 5 anni aveva continuato a nutrirsi grazie ad apposite sondine e canule per l’alimentazione. Il team di chirurghi, dopo circa un mese di preparazione all’intervento ad alto rischio di rigetto e al vaglio del possibile non ripristino della vascolarizzazione facciale, ha così deciso di trapiantare nel giovane mascella, mandibola, denti, naso, zigomi, muscoli, nervi e pelle, interamente dello stesso anonimo donatore.
L’operazione, durata 22 ore consecutive è perfettamente riuscita, ed il paziente, superata completamente la fase di rigetto, adesso sta bene; ha un volto assolutamente differente da quello che aveva un tempo, ma ben diverso anche da quello del suo donatore. La terapia psicologica sarà importantissima, poiché il ragazzo dovrà abituarsi a vedere un’immagine di sé riflessa allo specchio, diversa dalla propria, ma secondo i medici supererà questo scoglio in circa sei mesi. Egli continuerà per 2 mesi un monitoraggio costante all’interno della struttura ospedaliera, supportato da psicologi, che avevano già contribuito all’aiuto e alla sua preparazione a questo profondo cambiamento. Nonostante ciò, tra poche settimane tornerà a mangiare, parlare ed anche a sorridere, iniziando cosi, nuovamente, una vita del tutto normale e autonoma. Le decine di operazioni analoghe, compiute negli anni precedenti erano state solo parziali, mentre questa sperimentazione pionieristica è la prima eseguita al mondo.
Silvia Crisafulli
L’iphone uccide l’amore
“No amore,stasera ho mal di testa”. Questa la classica scusa delle donne per non fare l’amore con il proprio partner dopo una lunga e stressante giornata di lavoro. Oggi i ruoli cambiano,si invertono. Sono gli uomini ad inventare le solite e banali scuse. Il 55% del sesso forte dice di avere mal di testa e l’83% di essere stanco. La colpa di tutto questo? Iphone e non solo. Sono tantissime le donne ad avercela con il famoso cellulare della Apple. Stando ad un sondaggio pubblicato dal Daily Telegraph, effettuato tra le donne britanniche,risulta che il Blackbarry e l’iphone fanno male all’amore. Secondo questa ricerca,pubblicata dalla Bayer,il 28% delle donne inglesi ha dichiarato che la posta elettronica e internet sono responsabili di un allontanamento sotto le lenzuola. I principali colpevoli sarebbero soprattutto i dispositivi portatili. Altri fattori che impediscono alle coppie di godere pienamente della propria intimita’ sono gli orari di lavoro (citati dal 55 per cento delle donne), la stanchezza (83 per cento) e le troppe cose da fare (74 per cento). . La ricerca ha sottolineato che le donne britanniche fanno sesso in media 1,4 volte alla settimana, ma sei su dieci, tra i 25 e i 34 anni d’eta’, desidera una vita sessuale piu’ attiva. Il 51 per cento, inoltre, ha detto di aver raggiunto il top dell’attivita’ sessuale intorno ai 30 anni, mentre il 66 per cento intorno ai 20. Ben due donne su tre (65 per cento) ha dichiarato che il proprio partner si sforza poco in camera da letto. E le donne inglesi si dicono seriamente preoccupate per la scarsa iniziativa sessuale che i partner offrono sotto le lenzuola. E così il gentil sesso deve inventarsene di tutti i colori pur di attirare l’attenzione del partner. Vestirsi da iphone? Bèh…sarebbe un’idea!
giovedì 27 maggio 2010
La verità sul fallito attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone

Riprendono, dopo vent’anni, le indagini sul fallito attentato all’Addaura, del 20 giugno 1989, ai danni del giudice palermitano Giovanni Falcone. Quella notte, inquietanti presenze si aggiravano nei dintorni dell’abitazione estiva del magistrato; non solo sicari, ma probabilmente anche agenti dei servizi segreti. «Falcone era il nemico numero uno di cosa nostra, ma era inviso pure a tanti centri di potere, anche istituzionali, contrari ai suoi progetti», così dice Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia. Chi lo voleva morto, dunque, non era solo la mafia e lui lo sapeva bene: «devo rimanere qui perché loro - un “loro” indefinito - devono sapere che io non ho paura, ma renditi conto che ormai sono un cadavere ambulante» aveva confessato alla sorella, Maria Falcone. A disinnescare i candelotti di dinamite posti tra gli scogli vicino alla villa, erano stati, quasi certamente, Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, il primo, agente del commissariato San Lorenzo, il secondo, ex agente di polizia, che collaborava con il Sisde. I due furono trovati morti nei mesi successivi. Anni di depistaggi sull’attentato avevano fatto seguire, per entrambi i casi, la pista passionale. Ma cosa si nascondesse in realtà dietro quelle uccisioni, rimane, ad oggi, un mistero, così come misteriosi restano i motivi per i quali non si sia indagato sin da subito sui fatti. Falcone, come tristemente noto, morirà tre anni dopo, il 23 maggio 1992, sempre con una superbomba nell’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci.
Veronica D’Amico
mercoledì 26 maggio 2010
Bondi e Bertolaso contro Draquila.

Continua la polemica sul docufilm di Sabina Guzzanti. A prendere una posizione contro la pellicola è stato Guido Bertolaso, secondo il quale il film screditerebbe l’immagine della Protezione Civile. “Assisteremo presto a ulteriori strumentalizzazioni della verità” afferma il capo della Protezione Civile nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi per il lancio di una iniziativa editoriale dedicata proprio all’Aquila. Bertolaso, tra indignazione e rischio di aperte contestazioni al proprio indirizzo, affonda: “Portandolo a Cannes credo che l’Italia non farà una bella figura”. E ancora: “Presto, prestissimo, si parlerà di noi e dell’Aquila. A un festival del cinema si presenterà una verità che non e’ la verità ma, appunto una parte di verità”. “Invece - aggiunge il capo della Protezione civile - credo che il sistema Paese ha saputo gestire l'emergenza terremoto in maniera ottimale e questo ci è stato riconosciuto a livello sia nazionale che internazionale”.
Parole di condanna erano giunte anche dal ministro della cultura Sandro Bondi il quale ha annunciato, nei giorni scorsi, di aver declinato l’invito al Festival di Cannes (12-23 maggio). Il motivo del forfait sarebbe stato lo sconcerto per la partecipazione di un film di propaganda che “offende l’Italia e il popolo italiano”. Ma c'è anche chi, nella maggioranza, si dissocia. E' il caso, neanche a dirlo, dei finiani del Pdl: afferma il deputato Fabio Granata che "rappresentare l'Italia è un dovere del ministro al di là di polemiche su questa o quella opera. L'Italia non può", conclude l'onorevole, "rischiare di perdere autorevolezza e credibilità per motivi vaghi e discutibili".
Così il ruolo del cinema cambia e finisce per essere poco più di un pretesto per dare libero sfogo al pensiero politico. I giorni dedicati al Festival di Cannes vedono al centro del “palcoscenico” non più attori e registi bensì ministri e deputati.
Jessica Caruso
Che pasticcio Mr. President!

Il “National Enquiror” ha smascherato un nuovo politico americano adultero: si tratta niente meno che del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Stando a quanto affermato dal tabloid, Obama avrebbe tradito la moglie Michelle con una collaboratrice, durante la campagna elettorale nel 2004. Questo primo, succulento pettegolezzo è venuto fuori negli ultimi giorni, ormai a distanza di due anni dalle elezioni presidenziali Americane. Tuttavia, voci di corridoio sembrano dimostrare che già tutti, alla Casa Bianca, fossero al corrente della delicata faccenda. Secondo fonti anonime, Michelle Obama si era già lamentata, sei anni fa, della presunta “amicizia” un po’ troppo intima tra l’affascinante marito e Vera Baker, la sua "Finance Director" nella campagna elettorale del 2004. Ma poi la giovane collaboratrice era stata improvvisamente trasferita in una sede dei Caraibi, nell’Isola della Martinica, lontano dai marroni, profondi ed invaghiti occhi del Presidente statunitense.
Questa, comunque, non sarebbe la prima volta che un politico viene coinvolto in uno scandalo sessuale: torniamo indietro nel tempo, ai giorni in cui Bill Clinton fu eletto Presidente. Qualcuno si ricorda del filmato di “60 Minutes” che salvò le sue chances di essere scelto dagli elettori? Infatti, tutti sapevano che il matrimonio dei Clinton non era perfetto, e tutti sospettavano che Bill fosse stato un “bad boy” ma, ciò nonostante, “60 Minutes” aveva magicamente convinto gli spettatori che quel matrimonio funzionasse meglio di quanto descritto dai maligni, permettendo a Clinton di superare, quasi incolume, lo scandalo. In seguito, certamente, abbiamo tutti scoperto che Bill era stato davvero un “naughty President”, insieme alla giovane e sensuale Monica Lewinsky, ma questa è un’altra storia.
Oggi, così come ai tempi di Clinton, si erano già sentite voci e malignità circa le abitudini sessuali di Obama, e tutti noi abbiamo visto le foto che lo ritraevano intento a fissare le forme di una bella donna (che poi si è scoperto essere una “precoce” sedicenne), però guardiamo in faccia la realtà: a chi sarebbe importato l’adulterio di un attraente uomo di colore americano, se non si fosse trattato del Presidente USA? Ed in che modo le sue abitudini sessuali hanno, eventualmente, influenzato il suo incarico presidenziale? Nessuna risposta? Bene, allora penso che un piccolo flirt, antico e, soprattutto, ormai concluso, non dovrebbe essere trasformato, dai media, in un peccato imperdonabile, o almeno, non finché esso non intacca in alcun modo l’operato e le scelte di governo del Presidente americano.
Gabriella Sciarrone