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lunedì 31 maggio 2010

Arte e scalpore: da Michelangelo a Gormley

Troppo volgari o troppo eccessive, sono da sempre le opere scandalose a lasciare il segno nella storia dell’ arte e a divenire in seguito mero esempio di capolavoro. Esse suscitano a primo impatto sdegno e clamore, ma proprio per quello saranno le prime ad essere acquistate o imitate. Senza dubbio riescono nel loro intento a spezzare quella “monotonia” presentata dai temi ricorrenti. Se ne potrebbero elencare molti di autori che, con tecniche esclusive, hanno sovvertito le visioni dell’ epoca, dando adito ad opere che superano i canoni standard dell’ estetica e del figurativismo. A destare incertezza sono le opere incompiute di Michelangelo. Poco importa delle rifinizioni quando l’ unico tentativo è quello di liberare da blocchi marmorei la loro vera essenza. Maestro della volgarità è invece Caravaggio, che interpreta la santità come valore interiore e non estetico. La Morte della Vergine, rimossa dall’ altare di S. Maria della Scala per volere dei padri Carmelitani, ne è un emblema. Si dice infatti che a posare fosse il cadavere di una prostituta, morta annegata. Che dire invece della provocazione a sfondo sessuale di Courbet? La sua arte è strettamente legata al culto del corpo femminile ed è per questo che con disinvoltura interpreta L’ origine del mondo raffigurando una vulva in primo piano. Duchamp, attraverso il Ready-made, si batte secondo la convinzione che qualsiasi oggetto di uso comune, decontestualizzato, può divenire opera d’ arte. Reinterpreterà in questo modo come Fontana un improbabile orinatoio in ceramica. Un elenco di quelli che in passato sono stati gli artefici di questi pungoli sarebbe certamente inesauribile. AI giorni nostri potremmo citare Cattelan, che non passa mai inosservato per le sue singolari statue in cera: da Papa Wojtyla colpito in pieno da un meteorite (La nona ora, 2000) a Hitler prostrato inginocchio in preghiera (Him, 2001); dal cavallo imbalsamato sospeso sul soffitto, che venderà nel 2004 per ben 2.080.000 dollari (La ballata di Trotsky, 1996), ai tre bambini appesi ad una quercia di Milano (Bimbi impiccati, 2004). Di recente è bastato il tocco di un altro artista come Anthony Gormley a far scatenare un vero e proprio allarme nella città di New York. Svariate le chiamate ricevute dal 911, che denunciano uomini intenti al suicidio. Evidentemente l’ avviso dell’ NYPD sulla mostra di Gormley non è servito granché. Difatti, gli individui che sostano tutt’ ora sui bordi dei grattaceli, non sono altro che 31 installazioni di statue. Si tratta della mostra Hevent Horizon, composta da una serie di sculture in ferro e vetro sparse per le strade della città. A destare sconcerto e forte suggestione, sono certamente quelle poste sugli edifici che attorniano Madison Square Park; uno di questi è proprio l’ Empire State Building, meta negli ultimi decenni di molteplici suicidi. La mostra si protrarrà, si spera in maniera consapevole, sino al 15 di agosto.

Emanuela Tropea

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