Le nuove tecnologie rivoluzionano la nostra vita o meglio la rivoluzionano registrandola. “Lifelog” è la nuova frontiera, data prevista di arrivo 2020. Ma cosa è Lifelog?
Log deriva dal termine inglese Login ossia accesso che associato al termine Life assume come significato “Accesso alla propria vita”. La DARPA (Defese Advanced Projects Research Agency), Agenzia governativa del Dipartimento delle difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare, ideatrice di questo programma, spiega che questo sistema sarà capace di raccogliere informazioni sulle attività di ogni singolo utente, dalla gestione delle spese alle sue attività giornaliere, dalle sue relazioni alla sua salute, sfruttando i potenti mezzi di intercettazione che consentiranno, a chi avrà l’accesso a questo “database”, di monitorare la quotidianità di una persona nel giro di pochi secondi. Perchè? La risposta data dall’Agenzia è stata: “per combattere il terrorismo”.
Ma sarà davvero un programma confinato all’attuazione in campo preventivo per il terrorismo o verrà usato in modo illecito come mezzo ulteriore, atto a sconfinare la nostra privacy?
C’è chi sulla base di questo progetto ipotizza scenari molto più apocalittici, se pensiamo che per archiviare oltre 60 anni della nostra esistenza bastano 261 gigabyte (circa 58 dvd) n circa 10 anni saremo tutti lifelogger, 24 ore su 24 capaci di registrare le nostre giornate attraverso attrezzature indossabili ed invisibili (se pensiamo che esistono già sul mercato rilevatori satellitari e videocamere grandi quanto un capello).
Questo meccanismo potrebbe essere applicato nell’elettronica di tutti i giorni dall’automobile agli elettrodomestici ed il risultato sarebbe una grande enciclopedia virtuale consultabile in ogni momento attraverso un motore di ricerca simile a Google, insomma una banca dati delle impronte elettroniche di ogni individuo, che già oggi vengono lasciate ogni qual volta usiamo cellulari, visitiamo siti o usiamo carte di credito.
Ma il lifelogging è un progetto iniziato a svilupparsi negli anni Ottanta nelle sedi delle Microsoft che con l’arrivo di innovativi sistemi, modificati proprio per rendere più semplice l’archiviazione, oggi ripropone con margini molto più ampi un sistema che renderebbe possibile non solo la possibilità di “conservare” la propria vita in byte ma di telemonitorare il nostro corpo e la nostra salute fisica facendo scattare un allarme medico ogni tal volta questi sensori riscontrerebbero un’anomalia.
Pro e contro di una sfida che perde i contorni fantascientifici materializzando davanti noi la possibilità di “migliorare” la vita assuefacendoci maggiormente alle “droghe media-digitali” che quotidianamente assumiamo per sopravvivere al progresso.
Arianna Maisano
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