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giovedì 24 giugno 2010

I malati e la terapia della "Speranza"

Le norme deontologiche mediche suggeriscono di rispettare alcune regole fondamentali, come il “dire la verità”: un dovere per il medico, un diritto per il paziente.
La verità è composta da due importanti momenti : la diagnosi e la prognosi. La prognosi va sempre comunicata ed è fatta di conoscenze verificabili, documentate e documentabili, riguardanti una data situazione clinica. Nell’informare il paziente, circa la diagnosi, il medico dovrà spiegare tutto, secondo conoscenze concrete e non dovrà tacerne alcuna: il malato dovrà dunque venire a conoscenza di tutto ciò che è scritto, nero su bianco, sulla propria cartella clinica. La prognosi, altrettanto importante e delicato momento, comunicata anch’essa dal medico, è qualcosa di meno concreto, un’ipotesi basata su dati statistici riferiti alla malattia del paziente, proiettata e paragonata alle stime che riguardano altri malati. C’è da dire, inoltre, che ogni paziente è diverso, ogni persona è un “mondo” differente, da esplorare, da capire e da sostenere: troppe sono le variabili in atto e nessun medico potrà mai esser certo di cosa accadrà realmente al paziente. Il dottor Umberto Veronesi, grande medico di notevole fama mondiale, a tal proposito aggiunge, circa la sua esperienza professionale acquisita in molti anni di lavoro nel campo medico, che più di una volta è accaduto che casi considerati gravissimi, hanno avuto poi, successivamente, un’evoluzione positiva e un recupero di vita ottimale per lunghi periodi. Il codice deontologico medico parla chiaramente: il dottore, facendo una prognosi, deve “esplorare” chi gli sta di fronte, valutare la sua comprensione e percezione del problema ed in particolare quanto voglia conoscere, poiché non tutti vogliono sapere
e questa volontà va rispettata, perché per il malato esiste anche il diritto di non conoscere, di non sapere. In tutti i casi è fondamentale e importante lasciare una speranza, uno spiraglio di luce che si possa aprire alla vita, qualcosa in più che si possa fare, provare ed anche ottenere. Quando il medico comunica e illustra la prognosi, deve pensare che non sta parlando di ciò che è, bensì di ciò che potrebbe essere, dove in gioco ci sono il futuro e le aspettative della persona malata. Se la prospettiva si trova ad essere cambiata e ribaltata, l’obiettivo deve essere quello di mantenere il benessere e la serenità del paziente; dovere del medico è qui mantenere anche una visione ottimistica e positiva, perché deprimere il paziente , creandogli angosce con orizzonti oscuri e negativi non servirà e non aiuterà, ne’ il paziente, ne’ il medico. Un malato angosciato sarà più difficile da curare e invece la speranza e la fiducia che può infondere un buon medico darà forza d’animo e voglia di combattere la malattia, ad ogni costo e ad ogni fase. Per la 9° Giornata del Sollievo, istituita il 30 maggio, dallo stesso dottor Veronesi, detentore anche dell’incarico di Ministro della Sanità, si è dichiarato come tutti i medici dovrebbero ricordare che il dovere più alto è quello di curare dando sollievo e speranza, non solo con le terapie, ma anche e soprattutto, attraverso un gesto, una carezza, uno sguardo, un sorriso, basi su cui si fonda la dimensione umana del rapporto medico-paziente.

Silvia Crisafulli

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