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martedì 22 giugno 2010

Supermassive Black Muse: sold out a San Siro per la band di Teignmouth

Tutto esaurito per il concerto dei Muse a Milano, in uno Stadio Meazza che è stato letteralmente preso d’assalto da migliaia di fan italiani e non, tutti accomunati da un’unica passione, una devozione quasi religiosa per la band britannica che ormai da 13 anni si è conquistata un posto speciale nel cuore di ogni amante dell’alternative/progressiverock. Come era noto già da diversi mesi a tutti i followers del gruppo, il tour mondiale “The Resistance” avrebbe previsto una sola ed unica data italiana: 8 Giugno, ore 21.00, Milano. I fan, carichi di grandi aspettative, si sono presentati all’appuntamento con puntualità quasi isterica, mostrando di non temere né il caldo torrido né le lunghe file che, già dalle 15.00, affollavano le zone antistanti gli ingressi dello stadio. Ma, del resto, cosa ci si poteva aspettare da una manifestazione di tali proporzioni, proclamata da internet “ilconcerto più atteso dell’estate 2010”? Dal canto loro, i membri del gruppo, Matthew Bellamy e soci, non hanno completamente deluso la fiducia che i supporter avevano riposto in questa solitaria tappa milanese: il trio ha, infatti, offerto 120 minuti ininterrotti di adrenalina e rock allo stato puro, regalando al pubblico delle emozioni e dei brividi che difficilmente potranno essere dimenticati. Come se l’eccellente musica non fosse già abbastanza, il gruppo si è premurato anche di contornare le esibizioni con una scenografia e degli effetti visivi degni di un film spielberghiano. Lo Stadio Meazza ha, infatti, ospitato un palco futuristico, racchiuso in un enorme parallelepipedo tagliato strategicamente sul davanti, per conferire profondità e tridimensionalità alla struttura. Il tutto era incorniciato da luci e led di varia natura e sfumatura (inclusi quelli cuciti sul vestito del frontman, Matthew), oltre che da una serie di enormi palloni bianchi sparsi per le tribune ed illuminati nei momenti di maggiore intensità musicale.

Tuttavia, questo è stato solo un contorno. Torniamo al piatto principale: la musica. Il primo brano suonato è stato “Uprising” (dall’inglese: “rivolta”), che è emerso con maestosa potenza tra le bandiere ed i fumogeni di un finto corteo di protesta, probabilmente inscenato per inviare lo stesso, importante messaggio di sensibilizzazione sociale che si cela nel testo del brano. Poco dopo, sfidando a suon di decibel i limiti imposti dal comitato residenti del quartiere San Siro, arriva lo schiaffo sonoro di “Supermassive Black Hole”, “New Born” e “Map Of The Problematique”, pezzi storici ma intramontabili, nelle loro melodie rock-sinfoniche. Il pubblico è letteralmente in delirio, la folla che circonda il palco è estatica: occorre concedere a tutti qualche istante di respiro. Si passa allora ad un repertorio più tranquillo (si fa per dire): è il turno di “Guiding Light” e del nuovissimo singolo, “Neutron Star Collision”, colonna sonora del vampire movie “Eclipse”, in uscita il 30 Giugno. Ma questa breve parentesi di pseudo-quiete si conclude ben presto, per lasciare spazio ai migliori brani dell’album “ The Resistance” tra cui: “Undisclosed Desires” e l’omonima “Resistance”. Al termine di questo ultimo pezzo, il batterista, Dominic Howard, presenta un ospite d’eccezione: si tratta di Nick Cester, voice dei Jet nonché vecchio amico e vicino di casa del frontman Matt. Tutti insieme si cimentano in una scatenata interpretazione della epica “Back in Black”, firmata AC/DC. Cos’altro si può desiderare da un concerto?

A questo punto, sembra che tutto sia finito ma, con grande sollievo dei fan, è arrivato il momento degli encore: il primo bis si apre con una suggestiva “Unintented”, seguita da “Exogenesis Pt.1″ durante la quale una enorme e futuristica astronave gonfiata a elio sorvola la platea, sollevando un’eterea ballerina intenta a danzare e volteggiare davanti ad un pubblico di stelle ed occhi attoniti. Infine, lo sprint finale, affidato alle epiche “Plug In Baby” e “Knights Of Cydonia”, quest’ultima una sorta di tributo ai grandi western di Sergio Leone. Adesso, duole ammetterlo, il concerto è davvero finito. Così, dopo l’affettuoso saluto della band, dato in un italiano un po’ zoppicante ma ricco di buona volontà, una massa di gente esausta e tremendamente soddisfatta defluisce, felice, dalle diverse uscite. La musica, assordante e perfetta, ha ceduto il posto al silenzio, lo stesso religioso silenzio che si sente di dover rispettare all’interno dei luoghi sacri. Forse è proprio questo il miracolo compiuto dai Muse quella sera: l’aver ipnotizzato e impressionato 61.800 persone, adesso finalmente pronte a tornare a casa, conservando un sorriso che probabilmente resterà tatuato sul cuore per sempre.

Gabriella Sciarrone

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