
Le regole della politica cambiano. Il dialogo, la campagna elettorale, la propaganda, si spostano dalle piazze alla televisione fino a lambire la rete attraverso i maggiori social network. Ma per analizzare meglio il problema facciamo un salto indietro nel passato.
Uno dei primi duelli politici a livello mediatico fu quello avvenuto nel 1960 tra Richard Nixon e John F. Kennedy . Nixon aveva una presenza scenica molto più sottomessa, pallido poco disinvolto, visibilmente intimidito dalle telecamere; dall’altra parte lo sfidante, Kennedy, si mostrava deciso, convincente nel parlare, rilassato. Kennedy non vinse solo quel match televisivo ma bensì le elezioni divenendo Presidente degli Stati Uniti rafforzato dal concetto che a volte “un’immagine vale più di mille parole”.
Era l’inizio di una nuova era, la televisione era la nuova Arena pronta ad accogliere “gladiatori” impavidi armati di parole, spesso studiate a tavolino, pur di spettacolarizzare l’evento con lo scopo di catturare non solo l’attenzione del pubblico ma bensì il consenso stesso, seguendo in maniera scrupolosa le logiche dei media per adattarsi ai meccanismi della tv. Potremmo parlare di una politica che scende a compromessi per il “Bene” della polis o semplicemente per il “Bene” di una propaganda elettorale atta al potere? Di certo quel che ne emerge è una visibile perdita di “ideali”, siamo sempre più spettatori di dispute politiche su campagne elettorali “fotocopia”. Le parti politiche giocano sul filo della lotta verbale spesso uscendo dagli schemi di un dialogo corretto per guadagnare la parola o il centro della scena con l’obiettivo di mostrarsi più forti del “nemico” e smontare il suo messaggio. E’ la tv stessa che rende i politici attori mediatici fino a mutarli in veri e propri personaggi televisivi.
Ma la ricerca da parte della politica di nuovi mezzi di comunicazione capaci di rendere più immediato e accattivante il messaggio non si ferma alla televisione; nella tv cerca la conferma e nei new media, in particolare internet, la nuova strada per catturare una fetta maggiore di sostenitori. I nuovi social network, Facebook , Twitter contanto ogni giorno sempre più numerosi politici tra gli utenti,politici che non si fermano ad adoperare quegli spazi in modo privato ma bensì come punto di contatto per “sponsorizzare” la propria parte politica. Come dimenticare le ultime elezioni americane ed il Presidente Obama che attraverso i Tweets marcava volutamente il suo “Yes we can”. Ed è proprio su questi nuovi canali che si sposta l’attenzione, la rete diventa sempre più interattiva e lo spazio illimitato messo a disposizione, non sottoposto ai tempi televisivi ne a confronti diretti con la parte opposta, crea un “habitat” perfetto per lo sviluppo e la propaganda non solo di nuovi partiti politici ma bensì la “conferma” e la crescita di quelli già esistenti.
E se tutto questo fino a qualche anno fa sembrava impossibile adesso diventa la nuova frontiera negli studi della comunicazione politica. La politica si fa sempre più virtuale assottigliando gli spazi ed il tempo, naviga alla ricerca di utenti puntando sul coinvolgimento di tutte quelle fasce sociali ancora non “informate” adeguatamente.
E chissà se tra qualche anno verrà varato un nuovo sistema elettorale che ci darà la possibilità di votare i candidati, non più con l’apposita crocetta sul nome o sul simbolo del partito ma bensì con un semplice click su “mi piace”.
Arianna Maisano
Nessun commento:
Posta un commento